mercoledì 2 maggio 2007

LIBERTA’ SENZA OCCUPAZIONE O OCCUPAZIONE SENZA LIBERTA’?

Oggi è un giorno speciale, ho rassegnato le mie dimissioni.
Si , lo so, non è una poesia, non è un libro, né un’idea o un consiglio.
E’ un semplice sfogo. Uno sfogo personale. E nemmeno tanto interessante.
Ma, in fondo, questo blog è personale, è mio, lo leggo solo io e le pochissime visite ricevute stanno a testimoniare che non ho utenti con aspettative che resterebbero male, leggendo questa mia.
E allora, che male c’è??
In fondo i blog non nascono proprio per questo? Per la voglia, del tutto personale di qualcuno, di esternare ad altri le proprie idee? Sono diari personali e, come tali, possono avere contenuti personali, come nel mio caso, o pezzi degni di un giornalista affermato, come nel caso di molti blog che sono solito leggere.
Stamattina mi sono svegliato con un misto di emozioni, la voglia e la curiosità di intraprendere questo viaggio senza certezze, il rammarico per essere giunto a questo punto senza aver fatto nulla prima, la consapevolezza che oggi non esiste il “lavoro sicuro” ma certo avere un contratto a tempo indeterminato, per giunta in un’agenzia che lavora nel campo che a te piace tantissimo, certi vantaggi te li dava pure!!!
E allora perché mollare tutto e cambiare vita senza avere alternative valide??
Per il gusto di dimostrare a te stesso e agli altri che sei diverso? Per urlare a voce alta che nella vita c’è sempre di più? Per cercare il tesoro come Santiago nell’Alchimista per poi scoprire che è lì vicino a te senza che te ne sia mai accorto?

Stamattina, mentre consegnavo la lettera, un mio collega (ormai ex-collega) mi ha detto una frase che mi è rimasta dentro come un pugno nello stomaco, era la spiegazione a tutte le emozioni che provavo dentro, la sintesi del mio stato d’animo ed il perchè dello scontro che avevo con me stesso e mi ha dato lo spunto per il titolo di questo post.
“Ricordati che la Libertà senza un lavoro non esiste”.
Alla prima impressione sembrerebbe una frase quasi ovvia, banale, chi può dirsi veramente libero senza avere almeno un po’ di soldi per potersi permettere un viaggio, un pacchetto di sigarette o un libro?
Insomma, una qualsiasi cosa che faccia della nostra libertà un momento quantomeno piacevole e disincantato.
Riflettendoci bene, però, non è stata la frase a destabilizzarmi ma il concetto che esprime a rendermi così triste e malinconico.
Perché per essere liberi bisogna per forza di cose liberarsi dal peso di una dipendenza da qualcosa o da qualcuno?
E soprattutto, perché l’indipendenza da qualcosa (in questo caso dal lavoro) viene vista dalla maggior parte come un peso tolto, come una “condicio sine qua non” per sentirsi liberi?
Spesso mi sono chiesto se valesse la pena sottostare alle regole della vita sociale solo per essere accettati dalla massa. Snaturarsi fino quasi alla sofferenza pur di sentirsi "normali", uguali agli altri. Gli altri chi poi??
Certo, vagabondare senza metà e senza obiettivi è una cosa immatura più che coraggiosa, soprattutto se alle tue “carenze economiche” sopperiscono i tuoi genitori.
Ma allora quando siamo veramente liberi?
Quando non dobbiamo rendere conto a nessuno se non a noi stessi?
Quando le regole le decidiamo noi e siamo pronti a pagare sulla nostra pelle per le scelte sbagliate?
O quando, dopo aver fatto la nostra parte, magari in ufficio, ci rilassiamo e ci dedichiamo ai nostri hobby e ci godiamo un meritato riposo, o un viaggetto?
Una sera a cena Luca Moretti di Terranullius mi disse:” Io ho fatto il mio contratto con la vita, lavoro 6 ore al giorno, il resto del tempo sono un uomo libero”.
Forse Luca ha capito prima di me il valore ed il significato delle parole “libertà” e “vita sociale”, forse semplicemente sono io che devo maturare e oggi, quello che chiamo malessere, è solo la “sindrome di Peter Pan”con cui devo combattere.
E allora?? Chissenefrega!!

Non so la risposta a tutte queste domande, quello che so è che oggi mi sento libero.
Libero di scrivere questo post, libero di svegliarmi tardi la mattina, libero di prendere il sole.
Ma soprattutto libero di credere che nella vita c’è sempre qualcosa di più.
E ho voglia di scriverlo su questo post, soprattutto per ricordarlo a me stesso, quando diventerò grande...

2 commenti:

  1. Probabilmente il Moretti credeva di essere libero. Poi però, ha fatto una brutta fine.
    http://www.nkdlit.com/morto.htm

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